ZO_NE, genesi 1.1 – 2013 2014 2015

“in principio” non c’era niente, poi si sono incrociati il mio desiderio di misurarmi nella progettazione di uno showroom, ed il desiderio di un’amica di aprirlo uno showroom, l’ho stimolata ed è partito il gioco.
duemilatredici, una corsa durata otto stagioni alcune cose sono andate al loro posto, altre hanno preso direzioni diverse

_robertoferraris

zone_showroom00001

 

un Sistema

non forme nuove da inventare, ma tutto dichiaratamente già noto, disassemblato e assemblato diversamente

due idee: intraprendere lo studio immaginando l’oggetto finale come un Sistema che ruota attorno ad un kernel ed ogni elemento del sistema: gli spazi, le vetrine, gli oggetti, ne deve essere caratterizzato; avendo ben in mente il nuovo scenario utilizzare il concetto del riuso, comune nell’informatica come code reuse, ed individuare quali elementi fossero separabili dal contesto di appartenenza ed reincastrarli l’uno con l’altro come fossero scene di una storia

Il logo

“A logo derives its meaning from the quality of the thing it symbolizes, not the other way around” Paul Rand

pensavo ad un logo che non vendesse qualcosa ma rappresentasse un’identità, e volevo che fosse minimale, primitivo. pensavo d’assegnargli il ruolo di kernel e così ho percorso un forward e reverse engineering sulla catena oggetti-luogo-identità muovendomi lateralmente per differenziarsi, usare altre parole, cancellare la staticità del mobili interpretandoli come prede, qualcosa da braccare e catturate. voluto
ne è nato questo

“ZO_NE e non habitat perché la zona è un territorio che ho conquistato, non un ambiente

la scelgo

la prendo

la traccio

cinque rette a disegnare un quadrato incompleto per lasciare l’idea del movimento, l’evoluzione; un territorio ospitale ma spigoloso perché va domato, scoperto giorno dopo giorno

come la casa”

la parola ZO_NE è precedente, è un acronimo coniato nel 2013 per dare il nome ad un tavolo, un progetto presentato a 4 mani per un concorso indetto da RIVA 1920; nacque un po’ tutto, di tutto, in quei giorni e quel nome era perfetto

FullSizeRender 2 copy

infine la cartolina d’invito che esce fuori da scatole cinesi. in qualche modo, tempo addietro, arrivai sul sito di Susan Kare, una delle personalità che hanno segnato il nostro tempo, semplicemente la persona che ha inventato le icone del Mac. nel suo store Kareprints, pieno di icone in vendita, vidi questo quadretto dal titolo 4 smiling computers on grey e mi sono tornate in mente le infinite repliche di Warhol…
…dovevo realizzare la cartolina ed una manciata di sinapsi ha generato il flashback del quadro, così ha preso vita il mio omaggio a Kare che omaggia Warhol

four-smiling-computers-on-gray_1

smile!

 

violare la tradizione

disobedient zo_nes, era l’ipotesi

ZO_NE poster A2

 

non amo molto le citazioni altrui, amo molto, invece, qualcosa di personale che resta lì. leggo di tutto e, come accadde per la cartolina d’invito, tra questo tutto trovailo spunto: la disobbedienza applicata agli oggetti; ne avevo letto nel libro che documenta la mostra disobedient objects dove oggetti inermi, alcuni dei quali arrivati al termine del loro ciclo di vita, sono trasformati in oggetti attivi ed al servizio della rivoluzione sociale, disobbedienti a se stessi e all’establishment. era una trasformazione viva ed era potente, non un riciclo ma una Creazione. erano oggetti con una nuova e potente motivazione, una concetto che ho trovato enorme

zo_ne disobbedienti alle tradizionali repliche di ambienti, un non-luogo definito di volta in volta dal visitatore, dal suo stato d’animo che lo interpreta come opera

lo Showroom

l’ambiente doveva apparire come un non-fatto, un terreno di caccia, pavimento e pareti grezze e cornici che inquadrano l’oggetto come il mirino di un fucile punta la preda. ogni elemento doveva ricordare qualcosa e dialogare con il logo: la spigolosità

1/4 – il mirino è lo scheletro di un cubo in metallo prelevato da un ricordo di un letto a baldacchino visto a Copenaghen

2/4 – poi un altro cubo in vetro a inscatolare le scale che portano al locale di sotto, una miniatura dell’Apple Store più famoso del mondo, quello sulla Fifth Avenue di New York

3/4 – di fianco un tavolo ingigantito il cui piano, che funge da ufficio, è raggiungile mediante una scala in metallo che lo avvolge su due lati. l’ufficio ribaltato, un ufficio sopra un enorme tavolo da ufficio

4/4 – ed infine le cornici alle vetrine che ripropongono ideali davanzali di finestre gigantesche da dove guardare il mondo interno, perché è lì il palcoscenico

alcuni render originali

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le cose

…quello che…

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